
Prima pagina
Relazione
Indice
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Glossario
Allegati
Indice
Normativa
generale
Analisi campi di vento
stazioni a 10 m
Mappa stazioni metereologiche
servizio tecnico
EDEM
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CAPITOLO 3 CARATTERIZZAZIONE DELLE ZONE3. 1 VERIFICA DEL SUPERAMENTO DEI VALORI LIMITELa revisione della zonizzazione e l’eventuale identificazione di nuove zone è competenza della Regione Veneto ed è legata alla disponibilità di nuove misure o di stime modellistiche, la cui gestione è a carico di ARPAV. In ragione di ciò, la Regione si avvale del supporto tecnico di ARPAV e degli Uffici regionali competenti per rivedere periodicamente (ogni 3 anni) la zonizzazione dei regimi di qualità dell’aria nel suo territorio. La prima parte del capitolo è dedicata alla verifica del superamento del valori limite indicati dal DM 60/2002 che, ai sensi del D. Lgs. 351/99, costituisce uno degli elementi conoscitivi per la valutazione del piano (di azione, di risanamento e di mantenimento) da applicare alle zone a diversa criticità ambientale rispetto alla matrice aria, del territorio regionale. Tale valutazione è condotta sulle posizioni puntuali di monitoraggio della rete regionale di qualità dell’aria. L’articolo 5 del D.Lgs. n. 351 del 4 agosto 1999 assegna alle Regioni il compito di effettuare la valutazione preliminare della qualità dell’aria sul proprio territorio, attraverso l’individuazione di zone a diverso grado di criticità rispetto ai valori limite previsti dalla normativa per i diversi inquinanti atmosferici. In particolare devono essere individuate le zone nelle quali:
La valutazione preliminare della qualità dell’aria per quel che riguarda la Regione Veneto è stata effettuata sulla base dei dati delle stazioni di misura della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria relativi al periodo 1996-2001. Il D.Lgs. 351/99 e il successivo D.M. 60/02 prevedono che le informazioni provenienti dai punti di campionamento in siti fissi possano essere integrate con quelle provenienti da altre fonti di informazione, quali gli inventari delle emissioni e le tecniche di modellizzazione e di stima obiettiva, con l’obiettivo finale di pervenire ad una adeguata rappresentazione spaziale delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici sull’intero territorio regionale. L’allegato X al D.M. 60/02 indica le informazioni generali che devono essere contenute nella Relazione di sulla Qualità dell’Aria per le zone o agglomerati in cui si ricorra a fonti diverse dalla misurazione in siti fissi. In questa prima fase, al fine della realizzazione della valutazione preliminare, verranno impiegati i dati disponibili della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria, relativamente al periodo 1996-2001 per quanto riguarda i parametri convenzionali (SO2, NO2, CO, O3) e al triennio 1999-2001 per quel che riguarda i parametri non convenzionali (PM10, benzene, IPA). Ci si riserva, per la definitiva applicazione dell’art. 6 (individuazione delle zone e degli agglomerati per i quali si rende obbligatorio il monitoraggio della qualità dell’aria), di implementare quest’analisi attraverso l’utilizzo di tutti i dati delle campagne di misura effettuate sul territorio regionale e attraverso l’impiego di modelli, che dovranno essere sottoposti a certificazione da parte del Ministero dell’Ambiente, come previsto dal DM 20/09/02 La valutazione preliminare della qualità dell’aria è stata effettuata verificando se per il set di stazioni riportate in Tabella 45, vi siano stati dei superamenti dei valori limite previsti dal DM 60/02. Sono stati presi in considerazione sia i valori limite da rispettare entro il 2005, sia i valori limite più i rispettivi margini di tolleranza da rispettare per l’anno 2002, per stabilire se il percorso di raggiungimento indicato dalla normativa sia attualmente rispettato o meno. Tabella 45 - Elenco delle stazioni considerate nella valutazione preliminare per la verifica dei superamenti dei valori limite ai sensi del D.Lgs.351/99 e del DM 60/02.
La valutazione preliminare presentata non tiene conto dei valori limite per la protezione degli ecosistemi per il biossido di azoto e per gli ossidi di azoto individuati dal DM 60/02, in quanto tale valutazione andrebbe eseguita rispetto a stazioni identificate appositamente secondo i criteri di ubicazione previsti dall’allegato VIII del decreto citato. Quest’analisi sarà effettuata, una volta realizzate la riqualificazione e l’ottimizzazione della rete di monitoraggio come da progetto sintetizzato al paragrafo 7.1.2, e selezionate le stazioni che soddisfino i criteri di microposizionamento indicati dalla normativa. Di seguito viene riportata l’analisi effettuata per ciascun parametro preso separatamente. Questa analisi permette di stabilire in quali stazioni della rete si sono verificati dei superamenti dei valori limite previsti dal DM 60/02 e forniscono delle indicazioni sulle aree nelle quali devono essere intraprese azioni finalizzate al risanamento della qualità dell’aria. BIOSSIDO DI ZOLFOTabella 46 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il biossido di zolfo.
In Tabella 46 sono riportati i valori limite previsti dal DM 60/02 per il biossido di zolfo, rispetto ai quali deve essere effettuata la valutazione preliminare, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs.351/99. Nelle stazioni della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria, non è stata mai superata, nel periodo considerato (1996-2001), la soglia di allarme pari a 500 μg/m3 misurata su tre ore consecutive; il valore limite orario di 350 mg/m3 e il valore limite sulle 24 ore di 125 mg/m3 sono stati superati nella stazione di Malcontenta, situata sottovento rispetto all’area industriale di Porto Marghera. Il trend, tuttavia, è in miglioramento, dato che nel 2000 e nel 2001 non vi sono stati superamenti dei valori limite. Sporadici superamenti del valore limite orario di 350 mg/m3 e del valore limite giornaliero di 125 mg/m3 entrambi da rispettare entro il 1° gennaio 2005 si sono registrati a Mira e a Tiene e Schio (Tabella 47). La situazione che emerge, pertanto risulta complessivamente positiva; si può affermare che in base all’analisi dei dati considerati non vi è il rischio di superamento per i prossimi anni dei valori limite individuati dal DM 60/02. La situazione riferita ai punti di misura considerati può essere ragionevolmente estesa a tutta l’area regionale. In tutto il Veneto potrà quindi essere applicato un Piano di Mantenimento contenente misure atte a mantenere o migliorare l’attuale situazione rispetto al biossido di zolfo. Tabella 47 - Superamenti registrati dei valori limite (biossido di zolfo).
BENZENETabella 48 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il benzene
In Tabella 48 sono riportati i valori limite previsti dal DM 60/02 rispetto ai quali è stata effettuata la valutazione preliminare ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs.351/99, in riferimento al benzene. Il valore limite da considerare per l’anno in corso e fino al 31.12.2005 è pari 10 μg/m3. Nelle stazioni della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria, nelle quali è stato effettuato il monitoraggio del benzene, non sono stati rilevati superamenti del valore medio annuo di 10 μg/m3. Nei grafici a, b, c, d di Figura 98 sono riportati gli istogrammi relativi delle medie anno registrate in alcuni dei punti più critici del Veneto: i capoluoghi di Belluno, Venezia-Mestre, Padova e Verona, nei quali avviene il monitoraggio in continuo del benzene. E’ evidente come il trend, negli ultimi tre anni, sia in costante diminuzione nell’area di Mestre; a Belluno e a Padova i valori medi pur essendo superiori alle rispettive medie registrate nel 2000, risultano in crescita nel 2001. Differente è l’andamento registrato a Verona dove la media più alta si è avuta nel 2000 (9.1 μg/m3), con un decremento nel 2001 sia rispetto al valore medio del 2000 che a quello del 1999. Solo a Padova, nel 1999 il valore limite annuale è stato superato, poiché la media si attestata a 11.8 μg/m3. In Tabella 49 sono riportati i valori delle medie registrate negli ultimi tre anni nelle stazioni in cui è garantito il monitoraggio in continuo di tale parametro. Figura 98: Grafici a, b, c, d - Andamento del benzene: medie anno registrate a Belluno, Mestre, Padova e Verona
Tabella 49 - Valori registrati per il benzene (media annuale).
Negli altri capoluoghi Treviso, Vicenza e Rovigo il monitoraggio del benzene è garantito da campagne di misura effettuate mediante campionatori passivi o da campagne periodiche di rilevamento effettuate tramite mezzi mobili dei Dipartimenti ARPAV Provinciali. Da novembre 2001 fino ad aprile 2002 sono state eseguite delle campagne di monitoraggio del benzene in alcuni Comuni della provincia di Treviso (Carbonera, Pederobba e S. Vendemmiano). I valori di concentrazione di benzene riscontrati durante le campagne non sono rappresentativi dell’intero anno, e quindi non possono essere direttamente confrontati con il valore limite di 10 μg/m3 posto come riferimento dal DM 60/02. Dai risultati ottenuti si può comunque osservare che le concentrazioni di benzene non eccedono il valore di riferimento. Negli altri Comuni le concentrazioni di benzene variano da 2.3 a 6.3 μg/m3, con i valori minimi rilevati a Pederobba nel 2002. Da ottobre 2000 fino a luglio 2001 sono state periodicamente eseguite campagne con laboratorio mobile in 17 Comuni della provincia di Vicenza tra Crespadoro e Alonte, ossia i “Comuni del Polo Conciario”. Anche in questo caso il monitoraggio è stato condotto mediante campionatori passivi. Nei centri urbani, nelle zone a cavallo tra aree abitative ed industriali e nelle stesse zone industriali dove viene effettuata l’attività di concia, le concentrazioni di benzene sono comprese tra 1 e 5 μg/m3, e non eccedono mai il valore limite di 10 μg/m3 posto come riferimento dal DM 60/02. Nel periodo tra dicembre 2000 e luglio 2001 è stata eseguita inoltre una campagna con laboratorio mobile nei comuni di Bassano del Grappa, Thiene, Schio e Valdagno. Le concentrazioni medie di benzene rilevate non superano il valore limite di 10 μg/m3, tranne nel comune di Cornedo in cui si è riscontrata una concentrazione di 14 µg/m3 nel febbraio 2002, correlabile ad un episodio di inquinamento da traffico veicolare non trascurabile in presenza di condizioni meteorologiche di elevata stabilità. I livelli di benzene assumono, infatti, un tipico trend stagionale con concentrazioni maggiori nei mesi autunnali/invernali e minori nei mesi primaverili/estivi. L’analisi storica dei dati comunque lascia prevedere che non vi saranno per gli anni futuri, per lo meno fino al 2005, superamenti del valore limite medio annuo di 10 μg/m3. Soltanto la situazione di Padova dovrebbe essere tenuta sotto scrupoloso controllo per poter agire tempestivamente in caso di eventuali superamenti del valore medio annuo. La situazione dovrà poi essere attentamente rivalutata negli anni successivi al 2005, quando il margine di tolleranza verrà ridotto di 1 μg/m3 ogni anno, fino a che nel 2010 il valore limite sarà fissato a 5 μg/m3. Considerando i dati rilevati nell’ultimo triennio, per poter ottemperare al valore limite europeo di 5 μg/m3 nel 2010, dovranno essere intraprese delle azioni più rilevanti rispetto alle semplici misure di riduzione del traffico; una di queste potrà essere la revisione della composizione dei carburanti, misura che dovrà essere opportunamente soppesata a livello nazionale e comunitario. PIOMBOTabella 50 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il piombo.
Dai dati disponibili che si riferiscono alle analisi di questo parametro effettuate sul particolato atmosferico, risulta che i valori rilevati risultano già sensibilmente inferiori al valore limite di 0.5 μg/m3 fissato dal DM 60/02 e che dovrà essere rispettato entro il 1° gennaio 2005 (Tabella 50). I dati considerati si riferiscono al monitoraggio effettuato nel centro di Mestre nelle stazioni di Parco Bissuola, Via Circonvallazione e Via A. da Mestre, nel primo semestre del 2002, e alle campagne di monitoraggio effettuate a Treviso nel mese di dicembre 2001 e in altri due punti della provincia di Treviso: Pederobba e Carbonera (Tabelle 51a e 51b). I dati sulla concentrazione del piombo rilevati nelle polveri PM10 hanno messo in evidenza livelli inferiori al valore limite di 0.5 μg/m3 previsto dal DM 60/2002 per l’anno 2005 (Carbonera: 0.07 μg/m3 e Pederobba: 0.04 μg/m3). Tabelle 51a e 51b - Valori di piombo: medie riferite ai periodi indicati.
Altre campagne conoscitive sono state effettuate anche nelle altre province, in anni meno recenti. Da gennaio 1988 a dicembre 1990 a Verona centro sono state effettuate misurazioni giornaliere di metalli pesanti presenti in aria mediante fluorescenza-X. Sono state così rilevate alte concentrazioni di piombo nei mesi invernali e basse in quelli estivi, con valori spesso superiori al limite di 0.8 µg/m3 (previsto dal DM 60/2002 per l’anno 2002) soprattutto nei mesi invernali. La massima concentrazione di piombo durante il periodo di monitoraggio è pari a 9.5 µg/m3 ed è stata rilevata nel mese di gennaio 1990. La concentrazione media annua del piombo per gli anni 1988 e 1989 è risultata pari a 1 µg/m3, valore che eccede sia il valore limite previsto dalla normativa per l’anno 2002 (0.8 µg/m3), sia lo stesso previsto per il 2005 (0.5 µg/m3). Una netta diminuzione dei valori delle concentrazioni è stata osservata già a partire dal mese di agosto 1990, ed il trend risulta in costante riduzione negli ultimi anni. Nel periodo tra settembre 2000 e settembre 2001 sono state determinate le concentrazioni di piombo nel particolato atmosferico (PM10) presso le stazioni di Via Circonvallazione e Parco Bissuola a Mestre, Sacca Fisola a Venezia. La concentrazione media annuale per le tra stazioni considerate è nettamente inferiore al valore limite di 0.5 µg/m3 previsto dal DM 60/02, con un aumento dei valori di concentrazione in autunno ed in inverno. La massima concentrazione media stagionale di 0.123 µg/m3 è stata rilevata da dicembre 2000 a febbraio 2001 in Via Circonvallazione, stazione di intenso traffico che generalmente presenta i valori più elevati per quanto riguarda gli inquinanti primari. Nelle stazioni di Parco Bissuola e di Sacca Fisola sono stati riscontrati valori inferiori a quelli rilevati in Via Circonvallazione e pari rispettivamente a 0.09 e 0.06 µg/m3 durante l’inverno 2001. E’ evidente, comunque, dai dati riportati e dalle valutazioni effettuate in seguito a tutte le campagne conoscitive considerate che i valori attualmente misurati sono almeno di un ordine di grandezza inferiori rispetto al valore limite da rispettare entro il 1° gennaio 2005. Il piombo, pertanto non è tra i parametri da tenere sotto stretto controllo: la progressiva riduzione negli ultimi anni di tale inquinante è stata determinata dal ridotto tenore di piombo nelle benzine, essendo stato sostituito con altri composti impiegati per incrementare il potere antidetonante, quali alcani ramificati e aromatici tra cui il benzene stesso. Nel caso del piombo, sarà sufficiente applicare un Piano di Mantenimento dei livelli di concentrazione su tutto il territorio regionale. C’è da sottolineare, inoltre, come le medie calcolate nei periodi considerati siano inferiori anche alla soglia di valutazione inferiore di 0.25 μg/m3 prevista per il piombo, pertanto ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs.351/99, non è obbligatorio il monitoraggio in continuo di tale parametro con rete fissa, eccezion fatta per gli agglomerati. MONOSSIDO DI CARBONIOTabella 52 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il monossido di carbonio.
Il valore limite che è stato preso come riferimento per l’individuazione delle zone da destinare a Piani di Risanamento, Azione o Mantenimento è quello indicato in Tabella 52, ossia quello individuato dal DM 60/02, pari a 10 mg/m3, calcolato come massimo giornaliero della media mobile di 8 ore. La verifica del rispetto a tale valore e al valore limite aumentato del margine di tolleranza (16 mg/m3 nel 2002) è stata effettuata per le stazioni della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria, indicate in Tabella 45. Da questa valutazione è emerso un quadro rassicurante a parte alcuni casi sporadici verificatisi a Belluno, Verona, Mestre. Tenendo conto che la rappresentatività spaziale di questo parametro è particolarmente limitata, essendo il monossido di carbonio in inquinante di tipo primario, si può escludere che i valori misurati rappresentino le medie di area rilevabili su ciascun comune e ancor meno sull’intero territorio regionale. In Tabella 53 sono riportati i superamenti del valore limite riferito al 2005 e del valore limite più il margine di tolleranza da rispettare nel 2002. Tabella 53 - Superamenti registrati del valore limite per il monossido di carbonio.
Da un’analisi dei dati risulta che i superamenti si sono verificati soprattutto nel 1996 e nel 1998, mentre non vi sono stati superamenti nel 2001. La situazione, pertanto sembrerebbe seguire un trend in netto miglioramento. Alcuni episodi di superamento del valore limite si sono verificati anche a Piove di Sacco (dal 1996 al 1999) e a Spinea. Entrambe queste stazioni non devono essere considerate rappresentative dei livelli medi registrabili nei rispettivi comuni, in quanto non risultano conformi ai criteri di microposizionamento indicati nell’allegato VIII del DM 60/02 e pertanto sovrastimano gli effettivi valori mediamente registrabili. Il monossido di carbonio è un inquinante originato essenzialmente dal traffico (si rimanda al Capitolo 2 per una trattazione più approfondita sulla stima delle emissioni da traffico suddivise per provincia). In corrispondenza alle aree nelle quali si sono verificati i superamenti del valore limite occorre continuare a garantire il monitoraggio di tale parametro per verificare se il trend sia in miglioramento; in queste aree vanno comunque previste delle misure finalizzate al risanamento della qualità dell’aria. PARTICOLATO PM10Tabella 54 - Valori limite previsti dal DM 60/02 per il particolato (PM10).
I valori limite che sono stati presi come riferimento per l’individuazione delle zone nelle quali applicare i Piani di Risanamento o di Mantenimento sono quelli indicati in Tabella 54: valore limite di 24 ore da non superare più di 35 volte per anno civile e valore limite annuale. La verifica del rispetto di tali valori e del valore limite aumentato del margine di tolleranza è stata effettuata per le stazioni facenti parte della Rete di Rilevamento della Qualità dell’Aria nelle quali viene attualmente monitorato il PM10 (Tabella 55). Tabella 55 - Stazioni con monitoraggio del PM10.
La Tabella 56 riporta il numero di superamenti registrati del valore limite giornaliero di 50 μg/m3 da rispettare entro il 2005 e del valore limite più il margine di tolleranza di 15 μg/m3 da rispettare nel 2002. Si sono presi in considerazione tutti i dati disponibili, compresi quelli relativi al primo semestre 2002, nel corso del quale, nella maggior parte delle stazioni considerate, il limite è già stato superato più di 35 volte, in alcuni casi il numero di superamenti rilevati è già il doppio rispetto al numero di superamenti consentiti per tutto l’anno (Padova-Arcella e Padova-Mandria). Proiettando l’attuale situazione al 1° gennaio 2005, data dalla quale sarà in vigore il valore limite giornaliero di 50 μg/m3 da non superare per più di 35 volte l’anno, la situazione appare ancora critica in quanto in nessun caso tale limite sarebbe rispettato. Se il quadro globale dovesse permanere allo stato attuale o addirittura peggiorare come è avvenuto negli ultimi anni, vi sarebbe il rischio, ma più che un rischio appare come una certezza, di superare su tutto il territorio regionale il valore limite consentito. Tabella 56 - Superamenti rilevati del valore limite giornaliero.
Con i dati disponibili che si riferiscono al triennio precedente 1999-2001 sono stati anche valutati i superamenti delle medie annuali rispetto al valore limite di 44.8 μg/m3 per il 2002 e di 40 μg/m3 da rispettare entro il 1° gennaio 2005. In tutte le stazioni, la media annuale per il 2001 è stata abbondantemente superata come evidenziato dai grafici a, b, c di Figura 99, con punte di 60 e 49 μg/m3 registrati rispettivamente a Padova-Arcella e Padova-Mandria. La situazione, tuttavia, non risulta differente anche considerando i punti di misura in cui il traffico non è certamente la fonte predominante di inquinamento da polveri fini: a Castelnuovo Bariano e a Melara, in provincia di Rovigo, nel primo semestre 2002 sono già stati registrati ben 71 e 68 superamenti del valore limite di 50 μg/m3. Il quadro appare molto critico in tutte le stazioni nelle quali viene effettuato il monitoraggio del PM10. Essendo accertata la natura in parte secondaria di tale parametro, si ritiene opportuno applicare sia misure di contenimento finalizzate alla riduzione su scala regionale del numero di superamenti del valore limite giornaliero (soprattutto durante il periodo invernale), sia misure più generali finalizzate al rispetto del valore limite annuale di 40 μg/m3 a partire dal 1° gennaio 2005. Figura 99: Grafici a, b, c - Superamenti della media annuale per il PM10
IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICITabella 57 - Obiettivo qualità (DM 25/11/94) e valori limite annuo (Direttiva Europea in preparazione) per il Benzo-a-Pirene
Pur non essendo tra gli inquinanti normati dal DM 60/02 e quindi tra gli inquinanti per i quali è prevista ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs.351/99, la valutazione preliminare, è stata effettuata un’analisi dei dati disponibili di questo parametro finalizzata a verificare eventuali superamenti dell’obiettivo di qualità di 1 μg/m3, ancora in vigore ai sensi del DM 25/11/94, e del valore limite di 1,5 μg/m3 calcolato come media annua, che sarà introdotto da una Direttiva Europea attualmente in fase di bozza. Sul territorio regionale il monitoraggio degli idrocarburi policiclici aromatici è garantito a Padova, nelle stazioni di Arcella, Via Ospedale 22 e Madria, a Mestre presso le stazioni di Parco Bissuola, Via Circonvallazione e Via A. da Mestre, a Verona presso la stazione di Corso Milano. Questi sono infatti i tre comuni capoluogo nei quali, ai sensi del DM 25/11/94 (ancora in vigore per questo parametro), è obbligatorio effettuare il monitoraggio degli IPA. I dati considerati per la valutazione preliminare sono quelli dell’ultimo triennio 1999-2001, anche se nel caso di Padova e di Verona esistono delle serie storiche già a partire dal 1996 e dal 1997. Come indicato in Tabella 58, l’obiettivo di qualità di 1.0 μg/m3 è stato superato in tutte le stazioni nel 1999, 2000 e 2001, ad eccezione di Parco Bissuola e Via Circonvallazione (Mestre) nelle quali il valore limite annuo è stato superato solo nel 2000 e nel 2001. La situazione, quindi, risulta piuttosto critica come evidenziato anche dai grafici a, b, c, d di Figura 100. Tabella 58 - Superamenti dellxobiettivo di qualità e del valore limite annuale per gli IPA.
Figura 100: Grafici a, b, c, d - Superamenti delle medie annuali per gli IPA. |
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Tipologia del valore limite
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Valore limite
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Valore limite + Margine di tolleranza
per ciascun anno
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Soglia di allarme*
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400 mg/m3
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Limite orario da non superare più di 18 volte per anno civile
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200 mg/m3
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1 gennaio 2002: 280 mg/m3
1 gennaio 2003: 270 mg/m3
1 gennaio 2004: 260 mg/m3
1 gennaio 2005: 250 mg/m3
1 gennaio 2006: 240 mg/m3
1 gennaio 2007: 230 mg/m3
1 gennaio 2008: 220 mg/m3
1 gennaio 2009: 210 mg/m3
1 gennaio 2010: 200 mg/m3
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Valore limite annuale per la protezione della salute umana
Anno civile
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40 mg/m3
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1 gennaio 2002: 56 mg/m3
1 gennaio 2003: 54 mg/m3
1 gennaio 2004: 52 mg/m3
1 gennaio 2005: 50 mg/m3
1 gennaio 2006: 48 mg/m3
1 gennaio 2007: 46 mg/m3
1 gennaio 2008: 44 mg/m3
1 gennaio 2009: 42 mg/m3
1 gennaio 2010: 40 mg/m3
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La valutazione preliminare della qualità dell’aria rispetto al biossido di azoto, è stata effettuata verificando se, per il set di stazioni indicate in Tabella 45, sono stati superati:
Tabella 61 - Superamenti registrati del valore limite orario per il biossido di azoto.

E’ stato verificato che in nessuna delle stazioni considerate è stata oltrepassata la soglia di allarme, mentre invece, per quanto riguarda gli altri due limiti vi sono stati numerosi superamenti. La verifica del superamento del valore limite orario è stata effettuata sia rispetto al valore limite tal quale (200 μg/m3 da rispettare entro il 1° gennaio 2010) che rispetto ai limiti incrementati del margine di tolleranza (250 μg/m3 da rispettare entro il 1° gennaio 2005, 280 μg/m3 da rispettare entro il 1° gennaio 2002). Dall’analisi dei dati emerge la necessità di prevedere delle misure di riduzione dei livelli di concentrazione di tale inquinante. Se infatti la situazione dovesse permanere allo stato attuale, vi sarebbe il rischio di superare nel 2010, ragionevolmente in gran parte del territorio regionale, il tetto dei 18 superamenti per anno del valore limite orario di 200 μg/m3.
La situazione più critica si è verificata a Padova (stazione di Arcella) con ben 143 superamenti del valore limite orario e a Malcontenta (Venezia) nel 1996 con 128 superamenti dello stesso limite.
In Tabella 62 sono riportati i superamenti del valore limite annuale di 50 μg/m3 da rispettare entro il 1° gennaio 2005 e del valore limite di 56 μg/m3 in vigore per l’anno 2002. Nella tabella sono indicate per ciascun anno le medie registrate nelle stazioni considerate (colonna 4), mentre nelle colonne 5 e 6 sono indicati i superamenti dei valori limite riferiti a ciascun anno. Per un’analisi più approfondita della situazione è necessario scendere almeno al dettaglio provinciale. Sotto questo punto di vista la situazione più critica si è verificata nella provincia di Padova: escludendo la stazione di Arcella, sito di intenso traffico, per il quale non ha senso fare delle considerazioni generali rispetto a questo inquinante visto il carattere prevalentemente secondario, è evidente come sia nel capoluogo (stazione di Zona Industriale e Mandria) che nel territorio provinciale (Cittadella, Este, Piove di Sacco), la media abbia più volte il valore limite medio annuo consentito. Con entità inferiore il fenomeno si è verificato anche nella provincia di Venezia, con 3 superamenti registrati presso la stazione di Mira, 2 presso quella di Malcontenta e 1 superamento nella stazione di Parco Bissuola. Per quanto riguarda la provincia di Verona, si sono registrati 2 superamenti del valore limite annuale a San Bonifacio nel 1996 e nel 2000, 4 superamenti a Verona presso la stazione di San Giacomo dal 1997 al 2000 e 2 superamenti a Villafranca nel 2000 e nel 2001.
Occorre anche tenere in seria considerazione il caso di Treviso, dove il valore della media annuale per il 2001 è stato pari a 99 μg/m3. La media annuale di 56 μg/m3 è stata superata, inoltre a Rovigo con 62 μg/m3 nel 2001 e a Belluno nel 1999 con 58 μg/m3.
Tabella 62 - Valori registrati della media annuale per il biossido di azoto.
Tabella 62 (continua)
Tabella 62 (continua)
Tabella 63 - Valori bersaglio e soglia di allarme per lxozono (direttiva 2002/03/CE)
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Tipologia del valore limite
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Periodo di mediazione
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Valore limite
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Riferimento legislativo
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Soglia di allarme
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Media di 1 h
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240 μg/m3
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Direttiva 2002/03/CE
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Valore bersaglio per la protezione della salute umana
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Media massima giornaliera su 8 ore
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120 μg/m3
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Direttiva 2002/03/CE
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Per quanto riguarda l’ozono occorre fare una dovuta premessa. Il D.Lgs.351/99 all’art. 5, per la determinazione delle zone nelle quali applicare, a seconda della criticità, i Piani di Azione o di Risanamento o di Mantenimento, fa riferimento ai valori limite indicati da decreti da emanarsi a cura del Ministero dell’Ambiente. Il DM 60/02, decreto di recepimento delle Direttive 99/30/CE e 00/69/CE è solo uno di tali decreti e non disciplina il parametro ozono. Tale parametro sarà oggetto di un decreto che recepirà la Direttiva 02/03/CE, emanata dalla Commissione Europea nel marzo 2002. Poiché il recepimento di tale Direttiva dovrà avvenire entro il prossimo settembre 2003, si è deciso di anticipare i tempi, procedendo alla realizzazione della valutazione preliminare rispetto alle soglie di allarme e ai valori limite introdotti dalla Direttiva. In particolare sono stati presi in considerazione:
Nelle zone nelle quali è stata superata la soglia di allarme, dovrà essere applicato un Piano di Azione (come previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 351/99); nelle zone in cui si è accertato, almeno per tre anni, il superamento del valore bersaglio, andranno applicati i Piani di Risanamento (art. 8, D.Lgs. 351/99).
Prima di passare all’analisi dei dati, occorre sottolineare come la natura secondaria dell’ozono implichi che la concentrazione misurata in un punto, purché non di traffico, sia facilmente riconducibile alla concentrazione rilevabili in aree più vaste. Infatti, a differenza del caso degli inquinati primari, l’area di rappresentatività di una misura di ozono risulta estremamente più ampia. A ciò va aggiunto che le condizioni meteorologiche hanno un’enorme influenza sulle concentrazioni di tale parametro. In particolare le condizioni atmosferiche di intensa radiazione solare, temperatura mite o calda e venti moderati favoriscono la formazione di smog fotochimico e l’aumento delle concentrazioni troposferiche di ozono.
Come evidenziato dalla Tabella 64, il problema dell’inquinamento fotochimico è esteso a tutta la provincia di Vicenza e di Padova; la soglia di allarme di 240 μg/m3, fissata dalla Direttiva Europea e non ancora in vigore, è stata superata per ben 4 volte, nel 1996, a Bassano, ripetutamente anche in anni successivi a Montecchio, Schio, Valdagno, oltre che a Vicenza, presso la stazione di Parco Querini. Superamenti della soglia di allarme si sono verificati anche a Cittadella nel 1998, 2000 e 2001, a Este nel 1996 e a Monselice nel 1997. Nel 1998, anno più critico per quel che riguarda i superamenti della soglia di allarme, si sono inoltre verificati ben 4 superamenti a Maerne, 2 a San Bonifacio e 1 a Legnago.
Il problema dell’inquinamento da ozono diviene ancora più esteso considerando i superamenti del valore bersaglio (Tabella 65). Il valore bersaglio per la protezione della salute umana è stato superato per più di 25 volte/anno e almeno per tre anni presso le stazioni di Zona Industriale (Padova), Cittadella, Este, Piove di Sacco, Parco Bissuola (Mestre), Sacca Fisola (Venezia), San Bonifacio, Legnago, Cason (Verona), Bassano, Montecchio Maggiore, Schio, Valdagno, Parco Querini (Vicenza). A questa lista riteniamo di dover aggiungere anche Borsea (Rovigo) nella quale il numero di superamenti del valore bersaglio è stato maggiore di 25 nel 2000 e nel 2001, unici due anni per i quali ci sono dati storici disponibili.
Tabella 64 - Superamenti della soglia di allarme per O3 (ai sensi della direttiva 2002/03/CE)
Tabella 65 - Superamenti del valore bersaglio per O3 (ai sensi della direttiva 2002/03/CE)

A partire dall’analisi dello stato di qualità dell’aria fin qui presentata, per ognuno degli inquinanti SO2, NO2, O3, CO, PM10, benzene e IPA, sono state individuate le postazioni nelle quali si sono verificati superamenti del valore limite e soglie di allarme. In corrispondenza delle aree nelle quali tali stazioni sono ubicate, dovranno essere applicati precisi provvedimenti, azioni dirette e azioni integrate, per il miglioramento dello stato di qualità dell’aria, come precisato nel Capitolo 6.
Le aree ricadenti nella zona A, per specifico inquinante, sono caratterizzate dal superamento dei valori limite aumentati del margine di tolleranza e/o delle soglie di allarme (nel caso in cui siano previste); in zona B rientrano le aree per le quali sono stati registrati superamenti dei valori limite (senza margine di tolleranza); infine appartengono alla zona C le aree considerate a basso rischio di superamento dei valori limite (assenza di superamenti o superamenti relativi a uno o due anni non recenti). A differenza dell’O3, per SO2 e NO2 non è stata considerata la soglia di allarme in quanto non è mai stata superata.
In particolare:
La zonizzazione del territorio regionale non può essere tuttavia condotta solo attraverso tali verifiche puntuali, la cui significatività può essere molto limitata spazialmente.
Non essendo ancora disponibile un inventario delle emissioni, che consenta di ricostruire, Comune per Comune, secondo un intervallo temporale definito (ora, giorno, mese, anno), le emissioni degli inquinanti atmosferici di maggiore interesse (polveri PM, ossidi di azoto, precursori dell’ozono), né tanto meno una valutazione modellistica dei loro livelli di concentrazione al suolo, sono stati presi in considerazione, ai fini della zonizzazione anche i seguenti criteri territoriali:
L’effetto delle aree produttive non è stato considerato nel processo di zonizzazione descritto; queste aree sono state identificate come zone A e trattate a parte, individuando nel Capitolo 6, per ciascuna di esse, le azioni da intraprendere per la riduzione delle specifiche emissioni.
Nella Mappa 1 sono rappresentati i principali ambiti produttivi presenti sul territorio regionale:
Mappa 1 - Individuazione degli ambiti produttivi presenti sul territorio regionale.

Nei tre paragrafi successivi sono indicati i criteri adottati per la definizione delle ZONE A, B e C, effettuata rispetto ad ogni singolo parametro come stabilito ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs.351/99. Per la stessa area potranno quindi essere previsti piani ed azioni differenti a seconda della criticità accertata per ciascun inquinante.
Per quanto riguarda il monossido di carbonio e il biossido di zolfo la valutazione preliminare effettuata fa ritenere che non ci siano sul territorio regionale zone a rischio di superamento degli standard di qualità.
Appartengono alle ZONE A:
1. le aree in corrispondenza delle quali si sono verificati supermenti dei valori limite aumentati del margine di tolleranza
2. i comuni capoluogo di provincia
3. i comuni con più di 20.000 abitanti
4. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2, contermini ai Comuni individuati ai punti 2 e 3
Tabella 66 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A per il PM10

IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI
Appartengono alle ZONE A:
1. le aree in corrispondenza delle quali è stato superato l’obiettivo di qualità previsto dal DM 25/11/94
2. i comuni capoluogo di provincia
3. i comuni con più di 20.000 abitanti
4. con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2, contermini ai Comuni individuati ai punti 2 e 3.
Tabella 67 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A per gli IPA.
Appartengono alle ZONE A:
1. le aree in corrispondenza delle quali sono stati superati i valori limite più il margine di tolleranza
2. i comuni capoluogo di provincia
Tabella 68 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A per il biossido di azoto.
|
Biossido di azoto |
|||||
|
Comune
|
Provincia
|
Area (km2)
|
N° abitanti
|
Densità di popolazione (ab/km2)
|
Stazione qualità aria
|
|
Padova
|
PD
|
92,3
|
203350
|
2203,8
|
Padova - Arcella
|
|
Padova - Zona industriale
|
|||||
|
Cittadella
|
PD
|
36,6
|
18717
|
511,5
|
Cittadella
|
|
Este
|
PD
|
32,2
|
16623
|
516,3
|
Este
|
|
Belluno
|
BL
|
147,2
|
34946
|
237,5
|
|
|
Vicenza
|
VI
|
80,5
|
106069
|
1318,1
|
|
|
Venezia
|
VE
|
462,1
|
266181
|
576,1
|
|
|
Rovigo
|
RO
|
109,0
|
48179
|
442,2
|
Rovigo
|
|
Treviso
|
TV
|
55,7
|
79875
|
1434,2
|
Treviso
|
|
Mira
|
VE
|
99,2
|
35358
|
356,6
|
Mira
|
|
Verona
|
VR
|
199,3
|
243474
|
1221,4
|
S.Giacomo
|
|
Verona - corso Milano
|
|||||
Per quanto riguarda l’ozono, essendo questo un parametro di natura secondaria e non potendolo direttamente correlare alle fonti di pressione, quali il numero di abitanti o la densità abitativa, sono stati individuate come aree ricadenti in zona A quelle nelle quali si sono verificati superamenti della soglia di allarme e del valore bersaglio per la protezione della popolazione, individuati dalla Direttiva 02/03/CE. Resta inteso che le misure di risanamento dovranno essere attuate a livello regionale come indicato nel Capitolo 6.
Tabella 69 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE A per l'ozono.
Ozono
|
|||||
|
Comune
|
Provincia
|
Area (km2)
|
N° abitanti
|
Densità di popolazione (ab/km2)
|
Stazione qualità aria
|
|
Cittadella
|
PD
|
36,6
|
18717
|
511,5
|
Cittadella
|
|
Schio
|
VI
|
66,6
|
37281
|
559,4
|
Schio
|
|
Valdagno
|
VI
|
50,1
|
26056 |
520,0 |
Valdagno |
Appartengono alle ZONE B:
1. le aree in corrispondenza delle quali sono stati superati i valori limite
2. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2, non compresi nelle zone A
Tabella 70 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B per il PM10.
|
PM10
|
|||||
|
Comune
|
Provincia
|
Area (km2)
|
N° abitanti
|
Densità di popolazione (ab/km2)
|
Stazione qualità aria
|
|
Thiene
|
VI
|
19,6
|
19781
|
1006,9
|
|
Appartengono alle zone B i Comuni:
1. con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2, non compresi nelle zone A
Tabella 71 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B per gli IPA.
|
Idrocarburi policiclici aromatici
|
|||||
|
Comune
|
Provincia
|
Area (km2)
|
N° abitanti
|
Densità di popolazione (ab/km2)
|
Stazione qualità aria
|
|
Thiene
|
VI
|
19,6
|
19781
|
1006,9
|
|
Appartengono alle ZONE B:
1. le aree in corrispondenza delle quali è stato superato il valore limite
2. i comuni capoluogo di provincia
3. i comuni con più di 20.000 abitanti
4. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2, contermini ai Comuni individuati ai punti 2, 3.
Tabella 72 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B per il benzene.

Appartengono alle zone B:
1. le aree in corrispondenza delle quali sono stati superati i valori limite
2. i comuni con più di 20.000 abitanti
3. i comuni con densità abitativa maggiore di 1000 ab/Km2, contermini ai Comuni individuati ai punti 1, 2
Tabella 73 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B per il biossido di azoto.

Sono stati individuate come aree ricadenti in zona B, quelle in corrispondenza delle quali si sono verificati i superamenti del valore bersaglio per la protezione della popolazione individuato dalla Direttiva 02/03/CE.
Tabella 74 - Elenco dei Comuni appartenenti alle ZONE B per l'ozono.

Sono da considerarsi comprese nelle ZONE C tutte le aree non ricomprese nelle zone precedentemente individuate come A e B.
Si ribadisce che nel caso del biossido di zolfo e del monossido di carbonio tutto il territorio regionale può essere considerato come zona C.
Per tali zone si applicano le azioni specifiche indicate al Capitolo 6.
Nelle mappe riportate in questo paragrafo sono rappresentati, per ogni inquinante, le aree appartenenti alle ZONE A (in rosso) e B (in arancione); si attribuiscono alla ZONA C le restanti zone.
Resta inteso che, ai fini della zonizzazione del territorio, i confini amministrativi del “comune”, seppure utili ai fini dell’applicazione delle azioni, non deve essere confuso con l’agglomerato areologico interessato dal fenomeni dell’inquinamento atmosferico. In altre parole, ai fini della valutazione (monitoraggio) e della gestione (azioni correttive) della qualità dell’aria , in ottemperanza alla normativa (D.Lgs. 351/99 artt. 5,6), occorre che venga superato il concetto di confine amministrativo comunale e si proceda a un coordinamento delle azioni a livello sovracomunale o areale a seconda della criticità della corrispondente area.
Nella mappa relativa all’ozono i punti monitorati sono indicati con pallini a diversa colorazione: rossi nel caso di superamento della soglia di allarme e del valore bersaglio, arancioni nel caso di superamento del solo valore bersaglio, verde nel caso in cui non vi siano stati superamenti. Questa mappatura è da considerasi solo orientativa, in quanto il fenomeno del superamento degli standard di qualità si verifica su un territorio omogeneo comprendente tutto il bacino padano-adriatico e quindi su tutto il territorio pianeggiante, collinare e pedemontano della regione Veneto.
Mappa 2 - Individuazione dei Comuni appartenenti alle ZONE B per il benzene.

Mappa 3 - Individuazione dei Comuni appartenenti alle ZONE A e B per gli IPA.

Mappa 4 - Individuazione dei Comuni appartenenti alle ZONE A e B per il PM10.

Mappa 5 - Individuazione dei Comuni appartenenti alle ZONE A e B per il biossido di azoto.

Mappa 6 - Individuazione delle stazioni appartenenti alle ZONE A e B e C per l'ozono.